L’esposizione a pesticidi aumenta il rischio di endometriosi

Il rischio di sviluppare un’endometriosi aumenta nelle donne che sono esposte a pesticidi. L’endometriosi può provocare sintomi come dolori pelvici, irregolarità mestruale e difficoltà ad arrivare ad una gravidanza.

L’endometriosi, un’alterazione che colpisce circa il 10-15% delle donne in età fertile, consiste nell’apparizione di tessuto endometriale in zone diverse dall’utero, come le trombe o le ovaie, mantenendo tuttavia struttura e funzioni dell’endometrio, lo strato che cresce e decresce alternativamente durante il ciclo mestruale.

Uno studio sviluppato dall’équipe della dottoressa Victoria Holt, del dipartimento di Epidemiologia dell’Università di Washington, ha studiato l’effetto che alcuni pesticidi hanno sullo sviluppo della patologia.

I pesticidi aumentano il rischio di sviluppare endometriosi

L’endometriosi è un’affezione regolata da livelli ormonali: così come l’endometrio uterino varia la propria struttura sotto l’influsso delle gonadotropine, anche i frammenti dell’endometrio in altre parti del corpo vengono da queste influenzati.

La malattia, dunque, sarà acutizzata davanti ad un maggior livello di estrogeni. In questo modo, succede che le donne che producono elevati livelli di estrogeni possono avere più probabilità di sviluppare la patologia.

Alcuni agenti contaminanti organoclorurati, OCP, quando vengono assimilati, manifestano un comportamento chimico simile agli estrogeni, per cui, anche se le gonadotropine in sé non sono elevate nel corpo, questi pesticidi aumentano l’effetto estrogenico sull’endometrio, causando l’apparizione dell’endometriosi, proprio come se la concentrazione di estrogeni aumentasse in modo esorbitato.

Gli estrogeni aumentano l'incidenza di endometriosi

Lo studio conferma l’aumento dell’endometriosi con i pesticidi

248 donne affette da endometriosi sono state analizzate, e 538 donne senza endometriosi sono servite da paragone. Circa il 90% del totale hanno presentato livelli rilevabili del pesticida beta-HCH nel sangue.

I ricercatori hanno diviso le donne analizzate in due gruppi: quelle con livelli bassi del pesticida, e quelle con livelli alti. I risultati hanno indicato che quelle con livelli elevati di beta-HCH erano un 2,5% più propense all’endometriosi ovarica di quelle con livelli più bassi, anche se rilevabili.

Dopo questi riscontri, hanno ampliato lo studio ad un altro pesticida organoclorurato, il Mirex, che ha mostrato un aumento dell’endometriosi nel 50% delle donne con alti livelli, rispetto a quelle che avevano livelli inferiori nel sangue.

Altri otto pesticidi sono stati studiati, però non è stata trovata alcuna relazione significativa con il rischio di sviluppare endometriosi.

Provenienza e permanenza dei pesticidi nel corpo

Secondo Leo Trasande, professore di Medicina Ambientale presso la Scuola di Medicina di NYU, “le donne di questo studio sono state probabilmente esposte a cibo contaminato, ingerito cronicamente”.

Questo tipo di pesticidi è stato ampiamente impiegato in tutto il mondo, finché sono stati proibiti dalla Convenzione delle Nazioni Unite a Stoccolma. Non ostante questo, i contaminanti recalcitranti continuano ad essere presenti nell’ambiente, ed entrano nel corpo mediante la catena alimentare.

L'endometriosi si aggrava con i pesticidi organoclorurati

Secondo gli esperti, l’inquinante beta-HCH resta bloccato nel grasso, e può rimanere fino a sette anni nei tessuti. Si trova in alcuni latticini, e viene impiegato come ingrediente di alcuni shampoo anti-pidocchi e lozioni.

Una prova in più, dunque, del fatto che esistono sul mercato dei componenti chimici senza alcun test di sicurezza, e che in seguito, anche quando è stato analizzato e sospeso il loro impiego quotidiano, causano complicazioni di salute, ed interferiscono con la fertilità.

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